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Colli Portuensi in lutto: è morto Claudio, anima dello storico bar Bellanti

Il quartiere si stringe intorno alla famiglia, che nel 1968 aprì l'attività. Il figlio: "Grazie per la vicinanza". E c'è chi lancia l'idea: "Dedichiamogli una via"

Nel mezzo Claudio Bellanti. Roma, 1985

"Ci vediamo da Bellanti". Un frase di rito per un bar istituzione dei Colli Portuensi da mezzo secolo, ritrovo di generazioni di adolescenti del quartiere. I ventenni degli anni '90 non possono dimenticarlo. E non c'è abitante che non abbia associato un ricordo di vita alla brutta notizia. Claudio Bellanti, 66 anni, figlio di Giuseppe e Libera che aprirono il bar nel 1968, è morto il 12 settembre. Ne ha dato notizia il figlio Daniele. E il triste annuncio ha fatto subito il giro dei social, di bacheca in bacheca, di memoria in memoria.  

Ai Colli Portuensi dal 1968

"Vorrei ringraziare tutti coloro che stanno avendo un pensiero per me, per la mia famiglia, ma soprattutto per mio padre: la vostra vicinanza è la mia e la nostra forza e tutti insieme torneremo presto a sorridere!". Già, il calore e l'affetto non potevano mancare. Agli albori nonno Peppino e nonna Libera erano i volti che si incontravano tutte le mattine dietro al bancone, tra caramelle ben impresse nei ricordi dei più piccoli, cornetti, cartoni di latte. Lei ribattezzata "la bersagliera" per quell'indole di lavoratrice instancabile che forse è stata la sua forza. 

Per decidere di aprire una caffetteria dove ancora pascolavano le pecore servivano coraggio e volontà. Qualcuno li prese in giro: l'unico esercizio commerciale sulla strada vendeva frutta e verdura. Ma la storia li ha premiati. "Dicevano sempre che il quartiere sarebbe diventato una grande zona residenziale e avevano ragione" ricorda Daniele, che ancora non era nato, ma gli aneddoti della famiglia li conosce bene. 

Gestito da Giuseppe e Libera insieme ai figli Claudio, Enzo e Franco fino al 1997, il bar è stato poi ceduto ad altri proprietari. Oggi si chiama Gran Caffè dei Colli, ma l'appuntamento fisso è ancora "da Bellanti". Anche perché la famiglia è rimasta presente con un piccolo tabaccaio nella vicina via Adolfo Gandiglio. Altro punto di riferimento del territorio. 

I messaggi di cordoglio dal quartiere

"Quante risate al bar e alla ricevitoria, andavi a tremila ma trovavi sempre il tempo per un saluto e una chiacchera" scrive Riccardo V. su Facebook, a commento di una vecchia foto del signor Claudio con sullo sfondo la città imbiancata. La storica nevicata del 1985. "Hai fatto la storia con i tuoi fratelli e nonna Libera. Il tuo bar era la nostra casa e lo è ancora per le nuove generazioni". Seguono centinaia di messaggi lasciati dai residenti del quadrante. Tantissime "condoglianze", "rip", e omaggi. Mauro addirittura avanza la proposta: "Raccogliamo le firme per chiedere di intitolargli lo slargo davanti al bar. Largo Bellanti". Tutti d'accordo, "in onore alla famiglia".  


 

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Commenti (1)

  • Al di la dei ricordi e del rispetto che posso portare a quest'uomo addirittura dedicargli una via mi sembra eccessivo e fuori luogo. Al più, come spesso si fa in questi casi, sarei d'accordo con l'istituzione di una targa di riconoscimento nella Piazza in suo ricordo.

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