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Villa Pamphilj, l'appello per il Casale dei Cedrati: "Dopo sentenza del Tar chiediamo riapertura"

Nessun abuso edilizio secondo le toghe amministrative, ma a otto mesi dal pronunciamento la struttura è ancora chiusa

Il Tar ha dato ragione alla cooperativa, ma nove mesi dopo la sentenza, la struttura è ancora chiusa. "Chiediamo l'immediata riapertura del Casale dei Cedrati". E' l'appello dei gestori della CoopCulture. I cittadini sono invitati a partecipare, domenica 27 maggio alle ore 10, a un incontro davanti al Casale dentro villa Pamphili.

"A due anni e tre mesi dalla chiusura, ad un anno dalla sentenza del Tar che ci ha restituito la concessione e a 8 mesi dal dissequestro dell'edificio - specificano i promotori in una nota - vogliamo riaprire il casale e il giardino dei Cedrati e restituirli al quartiere e alla città. E vogliamo farlo insieme al Comune, seguendo regole certe e condivise. Ma le istituzioni non rispondono alla nostre richieste da 8 mesi". 

Ma cos'è questo luogo e cosa è successo? Bisogna partire dal 2001, anno in cui con i fondi del Giubileo il casale viene restaurato dalla sovrintendenza capitolina ma mai aperto al pubblico. Fino al 2013, quando alcuni spazi di villa Pamphili vengono concessi in affitto per sei anni attraverso una gara pubblica rivolta ad associazioni culturali no-profit e cooperative per attività culturali. 

Un gruppo di donne di Monteverde insieme alla Cooperativa CoopCulture vince il primo bando pubblico. L'anno successivo, nel 2014, 'Casale dei Cedrati' firma con la sovrintendenza capitolina il contratto di concessione a titolo oneroso (2000 euro al mese) per farne uno spazio per attività culturali destinate alla pubblica fruizione con servizi di punto ristoro e bookshop.

Nel 2015, "dopo più di un anno di incessanti riunioni, richieste di documentazione, incontri, ritardi, Casale riesce ad ottenere tutte le autorizzazioni necessarie delle sovrintendenze per avviare il recupero e a luglio avvia i lavori - spiegano - viene anche adottato l'adiacente giardino dei Cedrati investendo nel suo recupero 30 mila euro". Dopo l'approvazione della sovrintendenza il 5 dicembre viene aperto al pubblico. 

Ma a febbraio 2016 ecco lo stop: "Dopo due mesi di attività laboratori, mostre, residenze artistiche, l'apertura di una libreria e del punto ristoro, due ispezioni della polizia municipale alle 8 del mattino fanno scattare i sigilli all'intera struttura. L'accusa è abuso edilizio. La sovrintendenza prende atto e revoca la concessione". Ma i vincitori del bando non ci stanno e il Tar del Lazio, a maggio 2017, restituisce la concessione: "I presunti abusi risultano inesistenti o quanto meno irrilevanti, l'uso dell'edificio era appropriato, l'amministrazione è stata incoerente ed illogica". 

Il Comune di Roma, a seguito della sentenza, rinuncia a presentare ricorso. E' di ottobre 2017 l'autorizzazione del tribunale che prevede il dissequestro ma "la Sovrintendenza non risponde alla richieste di condivisione della procedura per la riapertura del casale e ad oggi il casale resta chiuso".

(Fonte Agenzia Dire)

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