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Massimina, il no dei cittadini al centro di accoglienza: "Il Prefetto ci ascolti"

I comitati di quartiere scrivono ai vertici istituzionali. Venerdì scorso la protesta davanti all'immobile destinato ad accogliere i migranti

"Non ci sono piazze, non ci sono luoghi di aggregazione o di intrattenimento, non c'è alcuna struttura che un normale quartiere moderno dovrebbe avere". E' Massimina, landa desolata di Roma ovest. Qui è prevista la realizzazione di un centro di accoglienza per ospitare cinquecento migranti. Gli abitanti però non sono d'accordo, chiedono almeno un incontro con le istituzioni. Partecipare per scongiurare una scelta a loro dire deleteria per il quartiere. 

L'hub che dovrebbe accogliere i rifugiati si trova in vicolo di Casal Lumbroso, 77. L'ok del Ministero dell'Interno è arrivato il 14 marzo, al termine dell'indagine di mercato avviata il 30 novembre 2016. Di pochi giorni dopo la lettera dei comitati di zona inviata a Prefettura, Questura, sindaca di Roma. Il quartiere non è nelle condizioni di accogliere. Questo il messaggio. 

"Esistono quattro parchi pubblici in completo stato di abbandono e privi di manutenzione. La zona è un quartiere dormitorio che a livello sociale è paragonabile a  una totale sconfitta su tutti i fronti da parte dei governi di questa città. La viabilità è inqualificabile, i collegamenti con il resto della città sono insufficienti, i mezzi pubblici sono organizzati in maniera pessima". E ancora "i consorzi stradali solo in parte finanziati da fondi pubblici è stata la scusa per non dare a questo quartiere quei servizi minimi che merita". Da qui la richiesta di interlocuzione agli enti competenti, "di entrare a far parte del processo decisionale". Firmato: comitato di quartiere Massimina, Cittadini Massimina-Controllo del Territorio, cooperativa sociale il Parchetto, associazione massimina.it, cooperativa sociale onlus Mio fratello è figlio unico. 

La rabbia dei residenti è poi esplosa anche in piazza. Venerdì scorso un sit in davanti all'immobile. Alla manifestazione hanno preso parte anche esponenti locali di Casa Pound, ma non tutti hanno gradito la "politicizzazione" della protesta. "Si era sbandierato in questi giorni che la manifestazione sarebbe dovuta essere apartitica - denunciano dal comitato di quartiere - purtroppo alla fine così non è stato, non lo è stato perché anche se non ci sono stati proclami politici sono bastati alcuni vessilli per collocare politicamente la manifestazione di ieri".

Mentre proprio a livello politico i consigliere di FdI del municipio XII hanno chiesto la convocazione di un consiglio straordinario in loco, dopo la presa di posizione contraria della minisindaca Silvia Crescimanno. Di revoca del centro d'accoglienza parla anche il capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. "Chi ha immaginato questa ipotesi forse non sa che si tratta di una periferia che aspetta da anni che lo Stato intervenga per migliorarne una qualità della vita compromessa dal degrado urbano, dalla discarica di Malagrotta - la piu' grande d'Europa - e dai campi nomadi, regolari e abusivi. I cittadini attendono che proprio l'edificio dell'ex scuola di polizia inutilizzato da oltre dieci anni possa diventare il simbolo del riscatto, un luogo di riqualificazione, aggregazione sociale, servizi pubblici e di sicurezza e non possono sopportare questa beffa".

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