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Municipio 12, Di Camillo: "Io incompatibile? Ho chiesto parere del Segretariato"

Il consigliere Cinque Stelle commenta le accuse di incompatibilità sollevate dall'opposizione, che intanto attacca ancora: "Il municipio non ha avviato iter per la decadenza, è vergognoso"

Il consigliere Di Camillo e la sindaca Raggi

"Non ho niente da nascondere nè niente da dire fino al pronunciamento dell'Avvocatura comunale e del Segretariato". Si è autosospeso Massimo Di Camillo, presidente d'Aula del XII municipio, consigliere ma anche socio al 50 per cento di un nido convenzionato con il Comune di Roma e per questo accusato di incompatibilità.

Ieri la richiesta di dimissioni e l'appello all'Anticorruzione da parte dei consiglieri di Fratelli d'Italia, forti dell'articolo 63 del Tuel (Testo Unico degli Enti Locali). Oggi, a freddo, le dichiarazioni del diretto interessato. 

"Ci sono enti preposti a dare il parere sul mio caso, non mi pronuncio finché non arriverà - commenta a RomaToday - ho dichiarato tutto pubblicamente, sono un politico trasparente, ma soprattutto non ho fatto niente di male". Non ha mai pensato ci potesse essere un conflitto di interesse tra le cariche? "Assolutamente no. Mi sono limitato a consegnare la dichiarazione della mia situazione patrimoniale dove c'è scritto il vero". Tra le righe fa trapelare una possibile linea difensiva: "L'asilo è nel XIII municipio (via Aurelia 1410, ndr), io sono consigliere del XII".

Respinge poi l'ulteriore accusa di conflitto di interesse circa l'apertura del nido di via Aquilanti a Massimina, struttura pronta ma chiusa da circa due anni sita a poche centinaia di metri da quella di cui Di Camillo è socio titolare. Un tornaconto personale starebbe influenzando le decisioni del municipio a riguardo? "E' una questione che non sussiste, sanno tutti cosa stiamo facendo, stiamo lavorando per l'apertura dell'asilo a settembre. E' il primo atto che abbiamo fatto quando ci siamo insediati. Al contrario di chi ci ha preceduto". Insomma, il consigliere non ha intenzione di mollare, il Consiglio ha rinviato la discussione dell'incompatibilità alla prossima seduta (ancora da convocare) e le bocche tra i consiglieri di maggioranza restano cucite, per quanto c'è chi avrebbe consigliato al presidente un dietrofront al di là dei pareri attesi dagli organi capitolini. 

Intanto l'opposizione continua ad attaccare. "Con il fine esclusivo di prendere tempo il M5S al municipio XII sta continuando a violare la legge perchè mentre il consigliere Di Camillo ha messo in scena un’autosospensione che non è prevista, il Movimento non ha ancora avviato l’iter per la decadenza, così come previsto dalla legge" dichiarano i consiglieri che hanno sollevato il caso, Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto. 

"Nel frattempo abbiamo ricevuto notizie di pressioni esercitate dal M5S sugli uffici per ottenere un qualche parere. Ebbene, quale autorevolezza può avere un parere reso da qualsiasi organo od ufficio di un’amministrazione che per 9 mesi si è resa responsabile di non aver affrontato un’incompatibilità da risolvere in poche ore? In verità gli unici organi che contano in questa vicenda sono il consiglio, guidato da un M5S che lo usa ad personam, il prefetto ed il Tribunale di Roma".

LE NORME - Il Tuel, lo ricordiamo, prevede che il Consiglio si riunisca e con votazione di una delibera conceda un termine di 10 giorni per eliminare la causa di incompatibilità o per consentire al consigliere di presentare delle osservazioni. Nei successivi 10 giorni la seconda riunione  per dichiarare la decadenza del consigliere. In alternativa esiste la possibilità che ogni cittadino, o anche il prefetto, di rivolgersi al Tribunale civile per la cosiddetta azione popolare prevista dall’art. 70 del Tuel. Accertata l’incompatibilità, il tribunale lo dichiara decaduto. 

"Non ci accontentiamo dell’autosospensione - commenta il consigliere regionale Fabrizio Santori - chiediamo un suo passo indietro perché riteniamo inopportuna e grave la situazione di possibile conflitto d’interessi sulla vicenda del nido di via Aquilanti. E per vederci chiaro sulla questione, abbiamo scritto una nota al Segretariato generale, all’Avvocatura comunale e alla Sindaca Raggi perché pretendiamo un documento ufficiale che chiarisca questa incresciosa condizione di possibile incompatibilità istituzionale. Non ci accontenteremo di voci assolutorie, e continueremo a chiedere pronunciamenti ufficiali che riteniamo imprescindibili per ovvi motivi di trasparenza e responsabilità"


 

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