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Raggi non convince Gabrielli: a Monteverde si dimette la consigliera grillina 

Fallisce l'intervento di mediazione della prima cittadina, avviato dallo scorso venerdì. Il clima in via Fabiola è sempre più teso. Al posto di Gabrielli entra il primo dei non eletti, Dario Spadaccini

L'intervento della sindaca Raggi, accorsa in dodicesimo municipio per ricompattare la maggioranza, non ha dato i frutti sperati. Anna Maria Gabrielli, consigliera del Movimento Cinque Stelle e presidente della commissione Politiche sociali ha rassegnato le sue dimissioni, protocollate agli uffici preposti lunedì mattina. È la seconda pedina persa per la squadra della minisindaca Silvia Crescimanno, che in appena dieci mesi di governo fa i conti con due addii: a dicembre scorso Francesca Grosseto, passata a Fratelli d'Italia perché non si sentiva più parte di un gruppo, spiegava allora, "lacerato dalle fazioni interne", oggi Gabrielli, fondamentalmente per gli stessi scontri intestini, nel mentre esplosi come un male inarrestabile intorno alla vicenda di Camillo. 

IL CASO CHE HA SCOSSO IL MUNICIPIO - Consigliere e presidente dell'Aula, Massimo di Camillo è stato giudicato incompatibile dall'Avvocatura capitolina per i primi dieci mesi di mandato elettorale, in conflitto di interessi in quanto titolare di un nido convenzionato con il Comune di Roma (ad aprile, quando lo scandalo è scoppiato, ha ceduto le quote). Il caso ha spaccato in due il Movimento: Crescimanno e i suoi più fedeli consiglieri - tra cui Francesco Tesse, Antonella D'Angeli, Antonio Caprioli, Claudio Cardillo - da una parte a blindare di Camillo senza se e senza ma, dall'altra i malpancisti, per i quali lo stesso è diventato indifendibile. Senza contare gli screzi con gli attivisti che hanno lamentato in più occasioni la scarsa trasparenza degli eletti sulla questione, chiedendo a di Camillo un passo indietro.  

LA MOZIONE CONTRO DI CAMILLO E L'ADDIO DI GABRIELLI - Ma a fare da detonatore ci ha pensato la mozione di sfiducia al consigliere incompatibile (con votazione a scrutinio segreto) presentata da Fratelli d'Italia il 24 maggio. E finita in parità con tre franchi tiratori tra i grillini. Una cartina al tornasole della "guerriglia" interna. Da quel momento è partita una vera e proprio caccia alle streghe. Chi ha tradito? La capogruppo Francesca Benevento (che pur non ha mai reso esplicito il voto) è stata sostituita con il consigliere Leonardo Caputo: "Non me l'hanno neanche comunicato, ce l'hanno con me perché ho sostenuto la scelta del voto segreto". 

Poche ore dopo è arrivato l'annuncio di Gabrielli, tre righe sulla pagina Facebook chiusa, riservata ai consiglieri - "mi dimetto a causa di molteplici avvenimenti che sono entrati in contrasto con i valori che mi hanno spinto a candidarmi" - una lunga lettera alla minisindaca Crescimanno con le motivazioni dettagliate dell'addio e una riunione fiume a cui ha preso parte eccezionalmente anche la sindaca Raggi. Un tentativo (fallito) di rimettere insieme i pezzi e scongiurare un altro caso Garbatella, il municipio caduto ad aprile con le dimissioni del presidente Paolo Pace dopo una lotta all'ultimo sangue con il gruppo di consiglieri da lui ribattezzati "talebani". 

Gabrielli, considerata anche dalle forze di opposizione tra le personalità più capaci e preparate, ormai è fuori dai giochi. E tra le ragioni elencate alla presidente, nella comunicazione scritta di cui RomaToday ha appreso i contenuti, non si parla solo del mancato mea culpa da parte di di Camillo. Si fa riferimento ai continui attriti tra i consiglieri e al lavoro portato avanti dalla giunta senza tenere sufficientemente in considerazione le commissioni. Insomma, la poltrona della commissione Politiche sociali è rimasta vuota e la tensione in maggioranza è alle stelle. 

IL NUOVO CONSIGLIERE - Intanto al posto di Gabrielli entra il primo dei non eletti, Dario Spadaccini. "Che dire... è un importante impegno da affrontare" commenta a RomaToday. Come giudica il gesto di Gabrielli? "È troppo presto per esprimere un giudizio, preferisco non parlarne". E di Camillo? "Io l'ho sempre difeso e continuerò a farlo". Poi, come il più agguerrito dei sostenitori, sminuisce l'incompatibilità attestata dai legali del Campidoglio. "La legge non dice che deve dimettersi e poi l'incompatibilita non è stata riconosciuta da nessuno a livello politico. Nessuno organo politico l'ha sancita quindi non ha un valore reale. E poi è stato tutto sanato, ha ceduto le quote". Una presenza che rafforza la componente pro di Camillo. 

Commentano le dimissioni di Gabrielli i consiglieri di Fratelli d'Italia, Giovanni Picone, capogruppo, Marco Giudici, vicepresidente del Consiglio e Francesca Grosseto: "La compagine di governo grillina perde un altro pezzo buono e si dirige verso un punto di non ritorno senza che in un anno sia riuscito a smantellare nulla di ciò che la sinistra ha costruito nel nostro territorio dopo trent'anni di occupazione ininterrotta".

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